Passione Illegale

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Era una mattina come tutte le altre a Cernobbio, quel giorno. Giacomo si recò puntuale nel suo studio, come era sua abitudine, da ormai tre anni.
“Buongiorno avvocato! Oggi è una splendida giornata di sole” lo salutò Tamara, la sua segretaria.
“Buongiorno a lei cara! Oggi avevo pensato di fare una gita in riva al lago di Como
“Splendida idea, avvocato, ma non penso che fino a tardo pomeriggio si riesca a liberare, oggi ha molti clienti da ricevere, ha chiamato una signora ieri pomeriggio, quando lei era già andato a casa…”
“Chi è?” la interruppe.
“La signora Maggi, la moglie di..”
“Di Ettore Maggi…lo so” confermò stupito, pensando fra sé e sé come mai la signora avesse preso un appuntamento. Entrò nel suo studio e si sedette sulla poltrona di pelle, aspettando che arrivasse il primo cliente.
“È arrivato il signor Fortini, avvocato”
“Lo faccia entrare, Tamara, grazie”. Così entrò il primo cliente, dopo aver bussato per ben tre volte la porta, dopo che Giacomo ebbe urlato “avanti!!” e che gli aprì direttamente la porta.
“mi scusi, avvocato, sa, sono un po’ sordo..”
“nessun problema, allora, veniamo al dunque, ho preparato le pratiche da portare in tribunale, domani c’e’ l’udienza, se lo ricorda vero?”
“alle 10, certo! Non vedo l’ora di separarmi da quella…”
“non facciamo commenti, Fortini, non facciamo commenti! La cosa più importante è che lei mantenga la calma, e non si preoccupi”.
Guardando fuori dalla finestra, Giacomo si accorse che il sole era davvero invitante per poter fare una gita sul lago, ma il suono del telefono interruppe i suoi pensieri.
“si? Cosa c’e’ Tamara?”
“è arrivata la signora Maggi”
“la faccia entrare”.
Si girò verso la finestra, ancora una volta, aspettando che entrasse la sua cliente, ora i pensieri non erano più rivolti all’ ipotetica gita sul lago, ma a cosa volesse la signora Maggi. Era moglie di un potente imprenditore di Como, coinvolto in diversi traffici di cui tutti erano a conoscenza, ma nessuno era mai riuscito a dimostrarlo. E lui, un avvocato al terzo anno di servizio, ancora si intimoriva a dover lavorare con gente così potente.
“io mi occupo di separazioni, forse vorrà separarsi dal marito, chi lo sa..” pensava. Quando si rigirò..
“Buongiorno, avvocato, non ho bussato perché la porta era aperta, mi scusi”
Molto perplesso lui rispose:
“Non si preoccupi, si accomodi, la prego” l’era apparso un angelo ai suoi occhi, era lì sulla porta, abbagliata da un raggio di sole, un viso dolce con due occhi azzurri e lucenti, capelli lunghi, mossi e castani chiari. Un corpicino magro dentro un vestito aderente e bianco, poco scollato, una borsetta bianca portata sottobraccio.
Si avvicinò a lui.
“vuole un caffè?”
“no grazie, avvocato, preferirei parlarle, è piuttosto urgente.”
Mentre sentiva le sue parole, pensava all’età che potesse avere questa ragazza davanti ai suoi occhi. “è così giovane, come fa ad essere sposata con quell’uomo così arrogante?!” si chiedeva nella sua testa.
“Mi dica tutto” la invitò l’avvocato.
“io vorrei divorziare da mio marito, ormai, dopo due anni di matrimonio ho capito che non posso più stare insieme a una persona così spregevole, mi aiuti lei!”
“e’ una splendida giornata di sole, è ora di pranzo, che ne dice di parlarne davanti a un buon piatto di pasta?”
“buona idea avvocato!”.
Salirono in auto e cercarono un posto tranquillo per poter parlare.
“la vedo silenziosa, qualcosa la preoccupa?”
“Si, spero che mio marito non mi abbia seguita, sono impaurita da lui, mi controlla continuamente, ormai non ho più una vita”
“Le prometto che sistemeremo tutto, signora.”
Finalmente arrivarono al ristorante, ordinarono un piatto di spaghetti alla bolognese e una fettina di carne ai ferri, con contorno di patate al forno.
Gli raccontò che con il marito era un inferno vivere, voleva il divorzio al più presto, ma lo avvertì che il marito sarebbe stato in disaccordo, non gliel’avrebbe mai concesso. Lui la rassicurò dicendole che non poteva essere costretta a vivere con qualcuno contro la volontà. Era pomeriggio,ormai, e tornarono nello studio…
“Avvocato! C’era il signor Pantagoni che l’ha aspettato per più di due ore…e..”
“Tamara perdonami me ne ero dimenticato, ora lo richiamo. Signora Maggi mi segua”
Entrarono nello studio e telefonò al suo cliente per fissare l’appuntamento il giorno successivo. Iniziò le pratiche di separazione della nuova cliente. Al momento del saluto si trovarono uno di fronte all’altra vicino la porta
“grazie avvocato, lei è così comprensivo, hanno fatto bene a consigliarmi lei come legale, vorrei poterle dare del tu, penso che io e lei siamo coetanei, cosa ne dice?”
Giacomo era un avvocato di trent’anni, praticava da poco più di tre anni, sguardo da intellettuale, con capelli corti e mossi, due occhi verdi, che ogni tanto cambiavano colore, poiché era un amante di lenti a contatto colorate. Aveva seguito il consiglio del padre, un noto avvocato della provincia di Milano, l’avvocato Roberto De Santis.
Con voce tremolante e quasi incredulo non fece altro che acconsentire e se avesse potuto avrebbe urlato di gioia, gli piaceva, gli era piaciuta subito, dal primo istante che l’aveva vista.
“domani potresti ritornare qui? Così ti mostro le pratiche”
“va bene, domani mattina sarò qui.”
“alle 10 ho un’udienza in tribunale, ma dovrei essere libero dopo mezzogiorno.”
“confermato, così andremo ancora a pranzo insieme, ma questa volta lo deciderò io dove!”
Non voleva vederlo come un appuntamento di lavoro, era felice di poterla rivedere. Tornò a casa fischiettando, accese lo stereo e inserì un cd di musica classica.
“Fico vieni a farmi le fusa, oggi ho conosciuto una ragazza bellissima,sai?” disse al gatto
“si chiama Elisa e io sono il suo legale da oggi pomeriggio! Ma che parlo a fare con te, nemmeno mi rispondi..se eri un cane almeno mi leccavi per farmi le feste, peccato che sono allergico a quel pelo! Mi farò un bagno caldo”
così si fece un bagno caldo, pensando ancora a quel viso angelico. Non cenò nemmeno, era troppo pensieroso che si dimenticò di mangiare, passò dalla vasca da bagno al letto nella camera di fronte, aspettando impaziente la mattina successiva.
Si svegliò prima del previsto e si recò allo studio in fretta, nonostante fosse consapevole che l’appuntamento con Elisa fosse dopo quattro ore.
“avvocato è già qui? Come mai?”
“avevo alcune pratiche da finire, Tamara”
Quando furono le dieci in punto andò in tribunale per l’udienza dei coniugi Fortini. Al suo ritorno la sua segretaria lo avvertì:
“è arrivata la signora Maggi, avvocato”
“la faccia accomodare grazie.”
Le aprì la porta e lei entrò sorridente.
“buongiorno Giacomo!”
“Elisa, prego accomodati.”
Le mostrò le pratiche e parlarono a lungo su come avrebbero dovuto fare per ottenere la separazione dal perfido marito. I giorni passarono e continuarono a frequentarsi anche dopo l’orario di lavoro. Lei andava sotto casa di lui ogni sera per uscire insieme, si raccontarono ogni cosa di loro, davanti ad una birra, un piatto di pasta, un dolce alla crema. Una ragazza semplice, figlia di due bancari a Como, lasciò famiglia dopo aver conosciuto l’attuale marito ad un party organizzato dal padre stesso, lasciò anche gli studi che frequentava all’università di Milano, avrebbe voluto diventare veterinaria.
“sei un ragazzo simpatico, divertente..”
“anche tu lo sei, conoscendoti mi sembri così diversa da tuo marito, cosa ci fai con lui?”
“matrimonio combinato in famiglia, e poi mi ha fatto comodo per un po’. Però ora che ci penso anche un avvocato può essere interessante!”
Quelle parole lo pietrificarono, non se le aspettava.
“sei diventato tutto rosso!” e lo baciò sulle labbra. In un momento si dimenticò di essere il suo avvocato, la voglia di stringerla a sé era troppo forte. Si lasciarono trasportare da una musica udita da lontano, forse in un piano bar del centro, ballarono abbracciati su quel ponte che si affacciava su un ruscello.
“Sono felice di essere qui, ora.”
“Lo sono anch’io, soprattutto perché l’ho desiderato dal primo momento che sei entrata nel mio studio…”
si sdraiarono sul prato, abbracciati sotto ad una coperta.
“ma tuo marito cosa dirà domani che non sei rientrata a casa?”
“mio marito è a Parigi per lavoro”
“andiamo a casa mia, staremo più comodi, cosa ne dici?”
“buona idea!”
così arrivarono a casa, si scusò per il disordine provocato dal gatto, senza cena da due giorni. E lei, con una risata spensierata gli disse di non preoccuparsi. Gli sguardi si fecero più intensi, lui mise le mani sui fianchi di lei, lei lo abbracciò accarezzandogli il viso. Baci intensi e carezze li fecero trovare nudi l’uno di fronte all’altra. La passione e il desiderio di continuare quel gioco era forte e si sdraiarono sul divano. Continuando a baciarla fece scivolare le sue mani lungo il suo corpo, un corpo morbido e caldo. Sorrisero e si abbracciarono, scambiandosi amore per tutta la notte.
La mattina dopo lei tornò a casa sua e lui si recò al lavoro
Il giorno seguente Elisa andò a casa dell’amante e gli mostrò un livido sul collo.
“È stato Ettore.. ha avuto le pratiche di separazione e mi ha minacciata di morte se non ritiro tutto”
Dopo un’esclamazione di discordia le consigliò di denunciarlo, ma avevano paura entrambi di compiere quel passo. Per un po’ di tempo decisero di non frequentarsi, anche se lui la pensava in continuazione.
Un pomeriggio, Tamara lo chiamò al telefono, agitata
“c’è il signor Maggi qui allo studio! Cosa devo fare?”
per un momento rimase in silenzio, pensò al viso angelico della donna amata e pensò subito al peggio.
“Tamara arrivo, fallo accomodare”
Di corsa si recò allo studio, mentre guidava pensava solo a come spiegargli le cose –non è come crede, io sono solo il suo avvocato- avrebbe potuto dirgli.
“buongiorno signor Maggi”
“avvocato.. sono qui per mia moglie, ha chiesto il divorzio, glielo deve impedire”
“io faccio solo il mio lavoro, sua moglie è una mia cliente, c’e’ scritto tutto nelle pratiche che le son state inviate”
“mia moglie non avrà mai il divorzio da me! Ora deve rispettare il patto e lei non si metta in mezzo a questa storia, lo dico per il suo bene” e chiuse la porta.
Giacomo rimase perplesso, ma gli importava solo poter rivedere la sua amata.
“Elisa è stato qui tuo marito, mi ha minacciato di convincerti a ritirare le pratiche di separazione”
“forse è giusto così, tra dieci minuti sarò nel tuo studio, così parliamo meglio”
“no, meglio di no, vediamoci al circolo di tennis, tra mezz’ora”.
Appena si rividero, si abbracciarono e si baciarono.
“questa è una mia racchetta porta fortuna, te la regalo, l’ho usata per tanti anni, vorrei che portasse fortuna anche a te”
“grazie.” E lo baciò. Davanti a quel drink si giurarono di non lasciarsi per nessun motivo, nonostante lei dovesse stare ancora con il marito, infatti la pratica aveva deciso di annullarla per non creare altri sospetti della loro relazione. Anche se decisero di stare insieme, nel mese successivo non si frequentarono per molto tempo. Una mattina Giacomo accese la tv e sentì
“trovato morto assassinato questa notte il noto imprenditore Ettore Maggi”
chiamò subito Elisa e le chiese spiegazioni.
“L’ho trovato stamattina per terra, in cucina, Giacomo! Ora potremo stare insieme!”
ma a quelle parole non voleva crederci, si sentì male e chiuse il telefono, aveva paura, una paura inspiegabile. La sera bussarono alla porta. Aprì e trovò una busta contenente alcune foto che ritraevano lui ed Elisa al campo da tennis.
“sapeva tutto!”
si sdraiò sul divano, sempre più perplesso. La mattina dopo la polizia era davanti la sua porta di ingresso.
“la dichiaro in arresto per l’omicidio di Ettore Maggi”.
Tutti gli indizi erano contro di lui, la racchetta, usata per uccidere l’imprenditore, riportava le sue impronte, era fregato anche per le foto trovate su un tavolo vicino al cadavere.
“io quella sera non ho ucciso Maggi!”
passarono pochi giorni e poi finalmente con l’aiuto di un amico avvocato riuscì ad uscire dal carcere. Aveva confessato la relazione con la signora Maggi e aveva dichiarato di averle regalato quella racchetta. Fu rilasciato per gli arresti domiciliari.
“mi fanno sentire un criminale, ma non lo sono e se ne accorgeranno..” pensava.
Suonò il telefono, era Elisa
“ti hanno rilasciato?”
“si, ma sono sorvegliato, riesci a venire qui a trovarmi? Ti devo parlare”
“tra mezz’ora.”
Quando arrivò la fece entrare dal retro del giardino, per evitare che i poliziotti la vedessero. Lei aveva dichiarato di avere un alibi per la notte dell’omicidio, affermando di essere stata dalla sorella tutto il giorno ed ebbero conferma anche da quest’ultima; ma era sempre sotto indagine.
“ora sono libera Giacomo! Siamo liberi di vivere la nostra storia! Avrò un sacco di soldi in eredità!”
“come fai a parlare così, era pur sempre tuo marito.”
“mi ha sposata per farsi un’immagine con me a fianco”
“e tu l’hai sposato per soldi”
“me lo hanno imposto in famiglia, io ero troppo giovane per capire come sarebbero andate le cose in futuro.”
“se lo volevi veramente, ti saresti separata senza problemi, nessuno e’ padrone degli altri, siamo solo noi i padroni di noi stessi”
“ho ventisette anni e mi sarei aspettata una vita diversa da questa, dieci anni fa”
“se tu l’avessi voluto ora non staresti in questa situazione. Non saremo mai liberi di vivere la nostra storia perché siamo indagati di omicidio!”
“sei tu che non hai un alibi, io ce l’ho e l’ha confermato mia sorella”
“io non c’entro nulla con questa storia, la racchetta l’ho regalata a te, non ho un alibi perché ero solo”
“nessuno puo’ dimostrare che stavi a casa tua quella sera, da solo”
“quando ti avrei detto che ero a casa mia? Ti ho solo detto che ero da solo!”
“l’avrai detto ieri, non ricordo”
“no, io quella sera ero andato a fare una passeggiata lungo il lago!” il volto di lei sbiancò improvvisamente e cominciò a balbettare
“ora è meglio che io vada, ci sentiamo”
“dimmi la verità! Sei stata tu?”
e dopo due minuti di silenzio, in lacrime lei gli confessò il delitto:
“ero stata minacciata da una persona, qualcuno mi aveva portato delle foto che mi vedevano con te al circolo di tennis. Ero nervosa quella sera perché ero sicura che le avrebbe viste anche Ettore, e infatti tornò a casa e litigammo, disse che non ero degna di stare in quella sua casa, che dovevo andarmene, mi picchiò e così chiamai mia sorella per poter andare da lei fuori paese…”
“e poi?”
“e poi di notte tornai a casa senza farmi vedere da mia sorella, lo trovai ancora in piedi davanti al camino con la racchetta in mano e disse che ti avrebbe dato una lezione, si mise a urlare e mi spinse per terra, per liberarmi di lui presi la racchetta da terra e gliela lanciai, con tutta la forza che avevo, sul collo e picchiò la testa sullo spigolo del tavolo di vetro, lo lasciai che aveva perso i sensi e tornai a casa di mia sorella”
“che cosa hai fatto…”
“lo so, ho agito di impulso, ma la polizia non verrà mai a saperlo, io ho l’alibi!”
“ti avrà seguita il ricattatore delle foto e dirà tutto alla polizia, non ci hai pensato?!”
“io non sapevo cosa fare ero sconvolta..”
le parole di quella ragazza lo impaurirono molto, non sapeva cosa dire, e le disse di andare a casa.
La mattina dopo arrestarono la ragazza, mentre lui era nel suo studio.
“abbiamo prove contro di lei, una registrazione tra lei e il suo amante fatta ieri sera”.
Un investigatore chiamato dall’imprenditore alcune settimane prima aveva scoperto la relazione dei due e aveva messo un microfono sotto al tavolo del salotto dell’avvocato,sapendo che prima o poi si sarebbero incontrati i due, aveva portato il nastro alla polizia e così fu scoperto tutto.
“il mio lavoro vale più di qualsiasi relazione con una ragazza, mi dispiace Elisa”
furono le ultime parole che Giacomo disse alla ragazza, ripensando a quel giorno che la vide per la prima volta.

Fantasmina