Che cos’è l’Economia?

Breve ragionamento sull’importanza di una scienza sociale

Nei dibattiti televisivi, spesso, si assiste a dispute tra economisti o si invitano illustri accademici a parlare di economia. Ma cosa è l’Economia? Ovviamente, intendiamo, la scienza economica, quella dottrina che si occupa delle leggi che regolano le attività economiche. Ma una definizione meno accademica e più pratica definisce l’Economia come la “scienza delle scelte”. Sulla base di questa definizione possiamo ben capire come ogni atto umano sia un atto economico perché comporta la scelta o il dover scegliere tra diverse opportunità.

Ogni atto di scelta comporta un sacrificio o un consumo per un beneficio futuro. Decidere tra vedere in TV una partita di calcio o uscire con gli amici comporta una scelta economica, perché privarsi di una attività è il costo che si sostiene per svolgere l’altra attività, per cui si valuta quello che è il beneficio maggiore che un’attività comporta rispetto all’altra.

L’errore comune che si fa quando si parla di economia è di ridurre tutto in finanza e moneta. La moneta non è altro che uno strumento con il quale misurare i sacrifici o i costi che si sostengono per una determinata utilità o beneficio. Un altro errore o, comunque, un diverso punto di vista è quello di non attribuire all’Economia il rango di scienza. Ma, questo comporta, in primo luogo, definire cosa si intende per scienza e, poi, riconoscere le scienze sociali come branca della scienza in generale e, comunque, come possibile strumento di analisi e di studio della realtà fenomenologica e antropologica.

La nascita dell’Economia come scienza si data nel periodo in cui operò Adam Smith e come base del ragionamento economico si utilizzava il comportamento dell’uomo razionale, in quanto si ipotizzava che l’uomo nel suo operare seguisse linee razionali. Sulla base di quella che è diventata l’economia moderna e degli studi sui comportamenti umani e sulla società, ha preso piede la cosiddetta economia cognitiva, alla base della quale non vi è più un uomo razionale che prende decisioni, ma un uomo guidato dalle emozioni. Ma, se leggiamo con occhi meno condizionati, le ipotesi o i presupposti alla base dell’economia classica, notiamo come la stessa funzione di utilità dei consumatori non è altro che una semplificazione matematica che esprime i gusti e, quindi, il comportamento emotivo nell’acquisto dei beni.

Se, poi, analizziamo anche la teoria delle aspettative non possiamo non concordare che le scelte attuali sono condizionate da emozioni e percezioni che non hanno niente di razionale, ma che vengono influenzate dallo stato emotivo generale e personale. Pertanto, la scienza economica diventa sempre di più studio di una realtà attuale e progettualità di una azione che miri a raggiungere obiettivi condivisi.

In tal senso, prende sempre più piede l’idea che l’economia politica e la storia economica siano le basi per una scienza più operativa quale la “politica economica”, così come insegnava magistralmente il professor Federico Caffè. In tale ottica, confermata anche dalle vicende contemporanee relative alla gestione della pandemia, la funzione dello Stato, almeno come regolatore dell’economia e di “fissatore” degli obiettivi di politica economica, non è in discussione.

Se alla base di uno Stato democratico vi deve essere la Scuola come organo costituzionale secondo la visione dell’illustre giurista Piero Calamandrei, alla base di uno Stato economico vi deve essere una popolazione istruita sull’Economia e la politica economica.

A tal fine, parlare di economia non deve essere appannaggio dei pochi e non deve essere argomento di futili dibattiti accademici o, anche noiosi, ma deve essere argomento di educazione scolastica sin dai primi anni della formazione dei cittadini di uno Stato.

P.D.M.