La Compagnia di Montalbano

Viaggio tra paesaggi, fiction e sonorità mediterranee

La Sicilia è da sempre meta di turismo di vario genere. C’è chi ricerca la sua storia, così densa di avvenimenti, di dominazioni e di testimonianze più o meno visibili e visitabili e chi ricerca i suoi variegati paesaggi tra paesi montani, vulcani e mare; il tutto immerso in fantastici agrumeti o in distese di terra selvaggia che ne fanno un paradiso per gli amanti della natura e del trekking.

Negli ultimi anni si è diffuso un diverso tipo di turismo che potremmo definire “cinematografico”. I luoghi del set del Commissario Montalbano sono meta di pellegrinaggio di tanti affezionati e non, dell’uomo di legge più amato dagli italiani e all’estero.

Visitando i luoghi di Montalbano si resta affascinati dai posti che parlano di storia, quasi dimenticata, fatta di ricchezza nobiliare, di vita contadina, di religiosità, di devozione dal sapore antico e non solo. Lo sfondo che fa da cornice alle puntate del Commissario di Polizia è in sintonia con l’uomo Montalbano, un uomo di altri tempi in un quadro di altri tempi, che però vive ed opera in un’epoca che è nettamente in contrasto con il suo essere.

La Sicilia attuale non è solo quella di cui parlano le facciate barocche delle chiese e dei palazzi dei centri storici e nemmeno quella post-bellica che vive nel cuore e nella mente del poliziotto. Il senso di invasione da parte di gente estranea all’Isola rimane nell’animo degli isolani. Stavolta non sono arabi, normanni, bizantini a invadere l’Isola, ma cinefili e amanti delle Serie TV, curiosi, voyeur che spinti dal senso di protagonismo vogliono essere dentro la Fiction più seguita della TV italiana.

Di fiction si parla, infatti, perché si susseguono compagnie teatrali che animano i luoghi del set televisivo e tutti i componenti cercano un ruolo da interpretare, con la speranza che in quei luoghi compaia lui e che, all’improvviso, ti rivolga la parola con il suo slang, ormai diventato lingua comune, consentendoti di entrare magicamente nel copione della puntata successiva.

Si rinnova in scala reale il più storico e caratteristico “Teatro dei Pupi”, ma i personaggi non sono quelli della storia siciliana antica o dei romanzi epici cavallereschi medioevali. No, stavolta, i Pupi sono i turisti che visitano con aria spaesata e trasognata i posti del Commissario, sotto gli occhi divertiti della popolazione locale e, forse, anche dell’ipotetico Montalbano che impersona il siciliano colto, romantico, amante della propria terra, ma con la speranza di rivivere un’infanzia felice fatta di cibi preparati dalle mamme e dalle nonne.

Il secondo passaggio dell’avventore occasionale, dopo il turismo “cinematografico”, è gustare le leccornie, le specialità siciliane: dolci, rosticceria, specialità marinare e quant’altro suggerisca al palato fragranze, spezie che si liberano nell’aria rendendo esotico il viaggio. In un istante, potresti accorgerti di essere circondato dal mare e di essere in pieno Mediterraneo, e, forse, capiresti meglio l’anima siciliana: non troppo “Isola da essere isolati” e nemmeno “Terraferma da essere uniti” al resto del Mondo.

È proprio questo il senso e l’anima del personaggio dei romanzi di Camilleri: un occhio all’infinità e al senso di libertà che il mare rappresenta, con i piedi piantati su una Terra, la cui storia, tradizioni, cultura sono radicate nel cuore dei suoi abitanti e che è impossibile dimenticare. La Musica e l’Arte parlano di esse, il Mare parla di esse.

E, poi, perché dimenticare cosa si è, da dove si viene, cosa si è stato? Chi lo farebbe? Si, finalmente, i ruoli si sono invertiti. Non sono i siciliani ad essere protagonisti di un film o di un teatro, che parla solo di criminalità, gelosia e tradimenti, onore e vendette; ma sono i visitatori che cercano quel senso di protagonismo, per tanti secoli rivendicato dai siciliani: essere protagonisti del proprio presente e futuro.

Visitare la Sicilia è un piacere, a patto che si sia consapevoli di far parte di una scenografia di un film, la cui colonna sonora è la voce del Mediterraneo. Solo così, assaporando un’arancina o arancino o un cannolo, potrai capire che sei protagonista di una grande opera teatrale che si chiama Storia.

P.D.M.