Chet Baker: la dolcezza di una musica che emerge da una tempesta dello spirito

Note dal profondo dell’anima

Ascoltare è una delle attività sensoriali inevitabili. Anche quando si è apparentemente distratti, il nostro udito capta suoni, parole, rumori, vibrazioni. Si ascolta quando non si vuole ascoltare o quando non si capisce consciamente o inconsciamente il senso, il significato, la genesi, la direzione dei suoni. Penso che si ascolti anche quando si è impossibilitati all’ascolto non solo per motivi organici.

Il principe degli apostoli, Pietro, era “colui che ascoltava”. Il suo nome originario, Simone, deriva dal nome ebraico Shim’on che significa appunto “ascoltare”. Antoine de Saint-Exupéry nella sua opera più famosa, Le Petit Prince (Il Piccolo Principe), scrisse che non si vede bene che col cuore e che l’essenziale è invisibile agli occhi. Quindi potremmo affermare che non si sente bene che col cuore e che l’essenziale è impercettibile alle orecchie.

Ero in vacanza con un mio amico musicista, che è solito ascoltare musica anche durante il riordino della stanza, degli indumenti e della valigia. Lo conoscevo come “un gourmet della musica” e, anche in quell’occasione, confermò il suo fine palato. Ancorché non sia proprio un amante del jazz, ascoltammo pezzi di questo genere davvero notevoli. Quei brani catturavano la mia anima e, pure non essendone un intenditore, riconobbi l’autore di quella musica: Chet Baker.

Chiesi conferma al mio amico. Iniziammo, cosi, a ricordare le sue burrascose vicende biografiche, ascoltammo la sua musica e tutti e due giungemmo alla stessa conclusione: la musica di Chet ti cattura e ti trasporta, ti culla, ti avvolge, ti affascina, ti sconvolge e poi ti tranquillizza, ti quieta, ti fa sentire parte di un tutto e la tua anima vibra all’unisono con l’Universo.

Ascoltando Alone Together cliccando sul link seguente https://youtu.be/kKd2Y6Ec0-Y potrete vivere l’esperienza descritta sopra.

Tornati dalla vacanza, comprai una raccolta di brani di Chet e incominciai ad ascoltarlo. I suoi brani non contenevano parole, eppure parlavano; parlavano alla mia anima, comunicavano con la mia essenza e mi raccontavano di una vita che come una nave viaggiava, solcava i mari, durante una tempesta, ma riusciva a librarsi nell’aria, a superare le onde, a giungere a quelle mete sognate, desiderate.

La sua musica non era quella delle sirene di Ulisse, ma era la traccia segnata sulla mappa che ti conduce, che ti guida, che ti salva. Chet era Ulisse, sono io e tutti coloro che vogliono fare volare la propria anima, che ascoltano la parte intima e che vogliono comunicare con il mondo, mostrarsi al mondo anche nella loro fragilità, che vogliono volare “come se avessero le ali”.

Mi meravigliai ancora quando scoprì che Baker aveva scritto delle memorie, che furono pubblicate postume con il titolo, appunto, Come se avessi le ali. In uno stile “on the road”, tipico dei musicisti jazz, nelle sue memorie Baker dimostra di saper usare anche le parole e non solo le note e mostra la sua fragilità, il suo tormento, le sue paure, la sua umanità, ma anche il suo grande amore per la musica, la vita, gli amici, le donne e i viaggi.

Ascoltando Baker e leggendolo non puoi che innamorarti di lui e comprendere che la sua è una esistenza degna di essere stata vissuta e la cui memoria non è stata perduta, così come la sua anima, ma vivono nel profondo delle sue dolci e libere note.

P.D.M.