Che cosa è la questione meridionale?

Riflessione e sviluppi da un saggio breve

Essere meridionali significa essere nati o vivere nel Meridione di Italia. Può una connotazione geografica determinare lo stato sociale, culturale, economico e politico di una persona? La risposta è affermativa, se, già, agli albori dell’unità di Italia si parlava di “questione meridionale”.

Ma “che cosa è la questione meridionale”? Tale domanda se la poneva un illustre cittadino del Sud Italia, un certo Giustino Fortunato, senatore e deputato del Regno di Italia, nonché uno dei massimi storici in tema di meridionalismo.

Il Fortunato inizia con tale domanda la trattazione sistematica del problema nel suo saggio “La questione meridionale e la riforma tributaria”, definendo in maniera sintetica la questione meridionale come “una grande sproporzione fra nord e sud della penisola nel campo delle attività umane, nella intensità della vita collettiva, nella misura e nel genere della produzione e, quindi, per gli intimi legami che corrono tra il benessere e l’anima di un popolo, anche una profonda diversità  fra le consuetudini, le tradizioni, il mondo intellettuale e morale”.

Lo scritto, datato i primi anni del 1900, è una analisi lucida e tecnica del problema meridionale, partendo dai presupposti di natura geografica arriva a delineare le problematiche in tema di economia e di finanza pubblica. La natura tecnico-economica e politica dello scritto potrebbe rendere di non facile lettura e comprensione il tenore delle sue affermazioni, ma capendone il senso si può certamente comprendere che l’annoso problema si manifestava in tutta la sua atrocità nel periodo in cui operava il Fortunato.

Ultimamente, assistiamo ad un revisionismo storico, che se, da un lato, serve a rivedere la questione meridionale in un’ottica meno penalizzante per il sud Italia, dall’altro non fa che creare sempre più un clima astioso tra nord e sud. Non di meno, affermare che l’unità di Italia è avvenuta a discapito di gran parte del popolo italiano e, in particolare, del sud Italia, non è una affermazione così eterodossa da considerarsi eretica.

Gli oltre cento cinquant’anni dell’unità di Italia sono serviti a creare un sentimento nazionale, ma nello stesso tempo quella grande sproporzione tra nord e sud non si è ridotta come auspicavano i grandi meridionalisti italiani. Se dal punto di vista economico, tanti fattori hanno determinato uno sviluppo maggiore del sud Italia rispetto ai primi anni dell’Unità sino ai giorni nostri, il riscatto morale e culturale del Meridione non è mai arrivato.

Essere meridionali è ancora sinonimo di arretratezza culturale e morale per gran parte della popolazione italiana. Ma, non si può non sottolineare il virtuosismo culturale ed economico a cui assistiamo, frutto di un ritrovato orgoglio della gente del sud e di questo bisogna dare merito a quella letteratura, che andando controcorrente rispetto ai luoghi comuni ormai cristallizzati nel pensiero collettivo, ha invertito i termini del problema.

La presa di coscienza e di consapevolezza dei meridionali è, ormai, un dato di fatto. Ora, non serve nessun sentimento separatista o autonomista, ma occorre consolidare l’essere meridionali in un’ottica nazionale, sentirsi parte integrante di una nazione che da nord a sud non è soltanto sinonimo di bellezza, cultura e operosità, ma che è inserita in un contesto politico e internazionale di cui è principale protagonista, sia per la posizione geografica, sia per il valore del suo grande capitale umano che non ha connotazione di natura geografica, ma solo differenze culturali che arricchiscono il nostro essere italiani.

Se l’invito di grandi meridionalisti era di non mollare e di continuare a vivere e lottare per il nostro Meridione, invito ribadito anche da minori, ma solo per visibilità, pensatori locali, adesso, l’esortazione non è solo a non abbandonare le nostre terre, ma portare il valore di esse nel mondo, in un mondo sempre più globale e integrato.

La pandemia che stiamo combattendo, nei giorni nostri, non è una minaccia al processo di integrazione mondiale e territoriale, anzi, si rivela come una opportunità che ha l’umanità di sentirsi accomunata da un problema che riguarda tutti e che si può risolvere solo se c’è cooperazione tra popoli, così come si risolve la questione meridionale.

L’obiettivo del popolo italiano, da Nord a Sud, è comune ed è di sovvertire la considerazione che gli statisti della fine dell’Ottocento avevano dell’Italia, ossia, l’Italia non deve essere più solo una “espressione geografica”, ma uno Stato.

P.D.M.