Manuten(s)ione

Alla luce della mia esperienza mi sembra che il concetto di “manutenzione” sia molto “interessante” per parlare di questo momento storico.

O meglio: un elemento chiave per comprendere ciò che dovremmo fare – in questo “passaggio di stato” – durante la pandemia da Covid-19.

Era un po’ che vedevo la necessità della manutenzione, innanzitutto nel ramo puramente materiale.

Oggetto: la casa, le case!

In questo anno c’è stato il corona-mento finale di bisogni architettonici e strutturali della mia abitazione, così come quella degli altri condomini. Sono state fatte riunioni per capire come andava riparato l’acquedotto, risultato ormai usurato dal tempo.

Vi erano stati segni premonitori nel senso che qualche bagno aveva avuto problemi negli anni scorsi e vi si era messo mano per risolvere; poi è toccato a tutti quanti, partendo dall’ennesimo disagio strutturale dell’ultimo condomino!

Oggetto: il pianeta Terra!

Nel caso a noi più vicino, il territorio della nostra amata (non abbastanza) Italia! Ad ogni sciagura, piccola o grande, si parla di manutenzione del territorio, di dissesto idrogeologico, ecc. ecc.

L’inquinamento ambientale causato anche dalle attività umane, sconvolge gli equilibri meteo e regolarmente, non solo a fine estate come accadeva qualche anno fa, ne vediamo le conseguenze, talvolta con perdite di vite umane e col mutare la vita sociale ed economica di intere popolazioni.

Oggetto: l’Uomo e la crisi

E per concludere, come “oggetto” finale, la pandemia mette in crisi pure “Noi”. Siamo, infatti, chiamati alla manutenzione della nostra personale unità psiche-soma, nel senso di fare un “tagliando” dei nostri modi di comportarci (stili di vita), pensare ed essere; essere in relazione a noi e di conseguenza agli altri.

Nel momento in cui il sistema economico occidentale sta rivelando tragicamente molti dei suoi limiti, occorre un salto di responsabilità, nonché l’acquisizione di nuove capacità.

Il termine “resilienza” tanto usato in questo periodo è forse un po’ generico, essendo solo il concetto base da cui sviluppare qualcosa che non è semplicemente una reazione a qualcos’altro!  

A partire dall’esigenza di rallentare il flusso forsennato delle cose – resosi evidente nella “chiusura” della primavera scorsa, causa prima di perdita di senso e concentrazione – credo si debba andare a cercare le risorse interiori un po’ dormienti a causa del nostro esserci adattati allo stato di cose (in una società che a parole tutto promette, senza alcuno sforzo per ottenerlo).

Ci siamo creati delle zone di comfort che perpetuano pensieri e comportamenti ormai desueti.

Certamente questa manutenzione richiede un’analisi di se stessi, quel tagliando di cui sopra, uno scavo necessario di natura psicologica.

Gianni Rotondo – Psicologo, Esperto in Musicoterapia